Le forze del lavoro by Beverly J. Silver

By Beverly J. Silver

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La ridefinizione dei “diritti di cittadinanza” (e dunque dei diritti dei lavoratori) servì a ridurre l’effetto, poten­ 30 Introduzione zialmente esplosivo, dell’ovvio divario tra la teoria universalistica e la pratica nei fatti. Un altro esempio di questa dinamica si può leggere nelle rea­ zioni degli stati coloniali e postcolonali ai legami forti e duraturi instauratisi tra i lavoratori africani delle città e le comunità rurali. La cultura della classe operaia indigena creava e ricreava confini labili, evocando in questo modo lo spettro di movimenti operai di massa che potessero espandersi al di là del contesto urbano, fino a dilagare su intere regioni.

Richard Biernacki (1995, pp. 1-3) sosteneva che le divergenti prassi e strategie del movimento operaio tipiche delle officine tessili in Germania e in Inghilterra, nonostante le situazioni tecnicamente omogenee (stesso tipo di macchinari e stesso tipo di mercato), derivassero dalle differenze culturali nell’idea di compravendita del lavoro. A causa di queste diffe­ renze culturali, la Germania e l’Inghilterra «hanno intrapreso strade diverse, tra le possibili vie di sviluppo verso il lavoro salariato nell’Europa occidentale».

Se, per esempio, un forte movimento operaio porta i ca­ pitalisti a rispondere spostando la produzione in un luogo nuovo 35 Le forze del lavoro (indebolendo così gli operai colpiti dalla delocalizzazione, ma raf­ forzando quelli che si trovano nel luogo di nuova industrializzazio­ ne), allora si può dire che i destini dei due movimenti operai sono collegati da processi relazionali indiretti. Infatti, l ’argomento impli­ citamente sostenuto dagli studiosi della “nuova divisione interna­ zionale del lavoro” è che l’industrializzazione delle aree a basso co­ sto del lavoro e la deindustrializzazione di quelle caratterizzate da elevati salari rappresentano le due facce della stessa medaglia {vedi, tra gli altri, Fröbel et al.

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